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Elenco argomenti trattati
- Arceria Tradizionale
- Il tiro istintivo
- La tecnica di tiro
- La freccia
- La finestra
- La corda
- Il punto di incocco
- L'allungo
- L'occhio dominante
Arcieria tradizionale
Per Archi Tradizionali si intendono i Longbow e gli archi ricurvi corti e potenti, altrimenti detti archi da caccia.
Generalmente in legno, gli Archi Tradizionali ci consentono di riassaporare il gesto del tiro con l'arco nella sua veste più antica e pura. Sono naturalmente banditi tutti i congegni tecnici di mira o stabilizzazione.
Tantomeno rientrano nel discorso le carrucole che modificano la trazione nei "compound".
Con gli Archi Tradizionali si pratica generalmente il tiro istintivo che si avvale di una attrezzatura, di un' impostazione e di una tecnica di mira molto caratteristiche e particolarmente affascinanti per chi sente il richiamo delle cose semplici e naturali.
L' arcieria tradizionale trova la sua più consona applicazione nelle manifestazioni e raduni organizzati dalla FIARC tramite le sue numerose compagnie sparse su tutto il territorio nazionale, con grossa soddisfazione di tutti i partecipanti.
La filosofia del nostro sport si basa sulla riscoperta delle tecniche più naturali che hanno accompagnato l'uso pratico dell'arco durante l'intera storia dell'umanità.
Nei raduni d'arcieria tradizionale, l'agonismo viene posto in secondo piano e le condizioni di tiro sono tutt'altro che monotone: Bersagli mobili, piattelli, distanze sconosciute, sequenze di tiri a cronometro, posizioni obbligate, impegnano l'abilità e la fantasia di ogni arciere.
Il tiro istintivo
Innanzitutto l'arco viene usato spoglio di tutto, persino del rest. La freccia viene appoggiata su un tappetino incollato sulla base della finestra o anche direttamente sul legno. La corda si trattiene con l'indice sopra la cocca e il medio e l'anulare sotto.
Si traziona con l'arco e la testa leggermente inclinati e con tutti e due gli occhi aperti. Si aggancia con il dito indice all'angolo della bocca e si sgancia dopo pochi istanti di intensa concentrazione sul bersaglio.
Questa naturale tecnica di tiro oggi internazionalmente definita "Instinctive Shooting" trova conferma nella maggior parte di notizie che ci sono giunte sugli arcieri primitivi.
La parte più affascinante e controversa del Tiro Istintivo è sicuramente la tecnica di mira.
Soprattutto chi ha già dimestichezza con altri metodi di tiro riterrà impossibile indirizzare la freccia al centro senza collimare (sovrapporre otticamente) alcun punto dell'arco o della freccia con il bersaglio.
Per i grandi maestri di questa scuola, quali Howard Hill o Fred Bear, la cosa risultava invece assolutamente naturale, parlavano di concentrazione sul centro e definivano l'arco come naturale prolungamento del nostro braccio.
Questi concetti risultano di più difficile comprensione per i neofiti. Nel nostro tiro l'inclinazione dell' arco e l'aggancio così basso allontanano qualsiasi riferimento dal bersaglio lasciandoci solo un buon campo visivo.
Questo consente al nostro cervello di analizzare, senza che noi ce ne rendiamo conto, lo spazio tridimensionale tra noi ed il bersaglio e di cercare la sensazione che l'asta sia indirizzata correttamente; in quell'attimo la mano si aprirà da sola!
Questa, come tutte le facoltà umane, ha bisogno di esercizio per raffinarsi ma i risultati a cui puo' portare, col tempo, stupirebbero chiunque. Pensate per esempio a certi campioni di bocce o di tennis, come possono controllare così bene dove la palla andrà a finire?
La più grossa soddisfazione per chi tenta di diffondere questa filosofia sono i bambini. Naturalmente portati a credere senza preconcetti alle favole, ottengono i più strabilianti risultati in poco tempo. Il Tiro Istintivo ha una sua logica applicazione in situazioni di tiro particolari. E' assurdo pensare di competere con questi archi in gare FITA dove si tira fino a 90 metri. Non si può piu' parlare di tiro istintivo oltre i 40 metri, dove la parabola della freccia diventa tale da non poter più essere subconsciamente concepita e corretta.
La nostra tecnica trova la sua più consona applicazione, e diventa addirittura più vantaggiosa di altre, nei tiri a distanze sconosciute, mai ripetuti, a bersagli in movimento (piattelli, sagome scorrevoli o palloni rotolanti) o dove si vuole tirare in pochissimo tempo e senza la possibilità di valutare esattamente la distanza del bersaglio. Gare con situazioni di questo tipo vengono organizzate dalla FIARC, Federazione Italiana Arcieri tiro di Campagna)
La tecnica di tiro
Per la fase iniziale di apprendimento vi consiglio di tirare ad un battifreccia a breve distanza (circa 7 metri) e senza alcun centro, concentrandovi così unicamente sulla tecnica di tiro, dimenticando dove tirate e pensando unicamente a come tirate.
La mira, al contrario di ciò che potreste pensare, è l'ultimo dei problemi. Un buon arciere è fatto più da una buona posizione di tiro che da una buona mira.
I piedi vanno tenuti larghi circa come le spalle, quando possibile, e allineati su un'immaginaria linea diretta verso il bersaglio.
L'arco va impugnato centralmente allineando il polso in modo che l'articolazione stia in equilibrio senza impegnare la muscolatura, stringendo l'arco il meno possibile, quanto basta per non lasciarlo cadere al momento dello sgancio, evitate assolutamente di trattenere la freccia con l'indice.
Le dita sulla corda, indice sopra la cocca, medio ed anulare sotto, vanno tenute a circa 1cm. di distanza dalla cocca.
Alzate ora l'arco, sempre inclinato, verso il bersaglio, trazionandolo pochi centimetri, in questa fase fate attenzione a mantenere la spalla del braccio che impugna l'arco più bassa possibile e il gomito del braccio della corda più alto possibile.
Ora compite la trazione completa, fino a raggiungere con l'indice l'angolo della bocca; tenendo il pollice in basso.
La trazione va accompagnata da un'inspirazione e condotta con la muscolatura della schiena, lasciando le braccia rilassate. L'aria andrà espirata solo dopo lo sgancio.
La posizione a sinistra, tipica del principiante, è quella sbagliata. Quella di destra è la posizione corretta.
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La fase di trazione va eseguita sollevando l'arco con l'asta già allineata al centro e non lateralmente o sopra.
Il puntamento diventa così fase integrante della trazione iniziando sin dall'incocco della freccia, con un unico gesto fluido e preciso, senza sprecare secondi preziosi.
Giunti all'ancoraggio, indice all'angolo della bocca, dovremo considerare che la cocca sia sotto la perpendicolare dell'occhio dominante e l'asta non appaia storta.
Il braccio dell'arco spinge, proteso come ad indicare il centro. Ora, dopo pochi istanti di intensa concentrazione, la mano si rilasserà fino a fare "scappare" la corda.
Se dopo lo sgancio la mano risulta contratta e/o lontana dal viso, significa che lo sgancio era nervoso e volontario.
bisogna invece che esso sia rilassato ed involontario quanto più possibile. Durante i pochi istanti prima dello sgancio, la testa leggermente inclinata con l'arco vi aiuterà ad allineare l'asta ed i due occhi aperti, a cercare la sensazione che essa sia indirizzata al centro.
Per allenarvi a questa sensazione prendete una freccia senza l'arco, impugnatela come se tiraste veramente e puntate un occhio di un vostro amico a circa 10 mt.; quando sentirete, secondo la vostra sensazione, che essa sia puntata sull'unico occhio aperto del vostro amico, chiedete il suo parere e correggete secondo le sue indicazioni. Potendo soffermarvi a lungo in quella posizione fate il vuoto nella vostra mente ed assaporate quella sensazione; è quella che dovrete ricercare durante il tiro.
La freccia
Dopo aver scelto il tipo di asta (materiale preferito) dovremo scegliere il giusto spine, che si addica al nostro arco, al nostro allungo ed al nostro stile di tiro. A tale scopo le tabelle risultano spesso di scarsissima utilità. La miglior cosa per trovare l'asta ottimale, è un semplicissimo test:
Tirare una freccia senza penne ad un battifreccia posto a 5 mt; se la punta tende ad andare a sx. l'asta è troppo dura, se tende a destra è troppo morbida (ovviamente per un arciere mancino i risultati vanno invertiti).
La punta dovrebbe essere più bassa della cocca se non usiamo il rest, in quanto, come già detto, l' incocco è leggermente alto. Quando avrete trovato l'asta che si pianterà in linea, saprete di aver trovato l'asta giusta per voi. Ricordo che la stessa asta diventa più morbida se lasciata più lunga e più rigida se più corta. Inoltre, si irrigidirà con una punta più leggera e ammorbidirà con una più pesante. Consiglio di lasciar sporgere da 1/2 ad 1 pollice l'asta dall'arco, più la punta, soprattutto per i Longbow.
Quanto più l'elasticità dell'asta sarà correttamente abbinata all'arco, tanto più la freccia avrà una traiettoria tesa e pulita, anche riducendo la dimensione (e quindi l'effetto frenante) delle penne.
Quindi consiglio a chi è abbastanza convinto della propria scelta di applicare penne più corte (4" per archi da 40# a 55# e 3" sotto le 40# e 5" sopra le 60#), incollandole diritte lungo l'asse della freccia o appena elicoidali.
Le penne possono avere diverse curvature, a seconda che derivino dalla metà destra o sinistra della piuma originaria. Non esiste nessuna relazione tra la curvatura delle penne e la mano usata dall'arciere, ma è necessario che le tre alette sulla stessa freccia abbiano lo stesso verso. Da noi troverete solo penne destre. Ricordo che nell'uso dell'arco senza rest possono essere utilizzate solo penne naturali, in quanto le alette in plastica avrebbero un effetto disastroso, e di incoccarle alcontrario, con la penna indice verso l'arco.
Nel caso in cui le nostre aste non siano della misura più adatta e sbandino durante il volo, delle penne più grandi od anche incollate elicoidalmente potrebbero migliorare le cose, ma ricordiamoci che all'effetto frenante delle sbandate si aggiungerà quello delle penne nell'aria, aumentando la parabola; meglio sarebbe trovare l'asta giusta. Ricordo anche che la flessione dell'asta è influenzata dal peso della punta e che, quindi, una misura di asta può essere perfetta con una punta e non adatta con un'altra.
Concludendo, se durante i tiri noteremo degli sbandamenti della freccia in volo in senso verticale, quasi sicuramente sarà un problema di incocco e dovremo provare a spostarlo in alto o in basso; se invece gli sbandamenti saranno in senso orizzontale, sarà un problema di abbinamento freccia/arco, sempre che il punto di appoggio della freccia sull'arco sia corretto.Uno sbandamento combinato od a "cavatappi" puo' indicare la presenza di entrambi i problemi.
La finestra
Un'altro importantissimo dato di regolazione di un arco è rappresentato dal punto in cui la freccia tocca l' arco stesso.
Gli archi tradizionali non dispongono di bottoni o rest regolabili per poter spostare il punto di appoggio della freccia ma di un tappetino sulla base della finestra.
Possiamo, quindi, regolare l'appoggio incollando diversi spessori di pelle sulla parte laterale della finestra fino a raggiungere il punto voluto.
Per i Longbow questo punto è decisamente lontano dal Center Shot e non presenta particolari problemi di regolazione, essendo questi archi costruiti appositamente in questo modo. Nei ricurvi, invece, è molto importante disporre di un'ottima regolazione di questo punto.
Incocchiamo un'asta sull'arco e, tenendolo davanti a noi, proiettiamo otticamente con un occhio la corda sulla mezzeria dei flettenti, per avere un punto ideale, dovremmo vedere la punta della freccia a sinistra della corda almeno tanto quanto lo spessore dell\'asta stessa (a destra per i mancini).
Per quanto riguarda l'appoggio inferiore dell' asta, questo dovrebbe essere il più vicino possibile alla mano ed il punto di contatto il più stretto e sfuggente possibile per non interferire con l'uscita della freccia.
Usando l'arco inclinato, questo appoggio può addirittura essere leggermente obliquo di quel tanto che farebbe scivolare via l'asta ad arco diritto e che facilita invece una perfetta uscita durante lo sgancio.
Chi proprio non riesce a rinunciare all'arco diritto dovrà accontentarsi del miglior compromesso possibile.
La base della finestra può essere protetta dal classico tappetino sintetico, da un pezzo di semplice pelle o, come uso io, senza alcuna protezione. (meno elementi = meno possibilità di problemi).
Negli archi non propriamente costruiti per il tiro istintivo la base della finestra può essere modificata all'uopo per cercare di renderla un po' più adatta. Altrimenti, o comunque in caso di problemi di volo delle frecce su archi "strani", spesso si ottengono miglioramenti aumentando il brace, alzando l'incocco e spessorando l'appoggio laterale.
La corda
Quelle intrecciate a mano (o Flemish) sono spesso preferite sugli archi Custom per la loro estetica e per essere anch'esse realizzate a mano ma anche una corda industriale va benissimo.
Le corde in Fast Flight in uso sugli archi di ultima generazione: più rigide, o meglio, meno estendibili; ci regalano un po' di velocità in più ma sottopongono l'arco ad uno stress superiore diminuendone la durata, sono quindi consigliate solo sugli archi espressamente costruiti per sopportarle.
Se volete usare questo tipo di corde, consiglio di utilizzare aste più rigide per compensare la spinta più secca e più pesanti per assicurare la durata dell'arco. Con dei silenziatori potrete, inoltre, contenere il problema delle vibraioni.
Il bracing (distanza corda - arco): Per raggiungere il giusto brace dovete arrotolare la corda su stessa (il brace si allunga) o srotolarla (il brace si accorcia).
Vi raccomando di controllare che l'attorcigliamento sia nello stesso senso dell'avvolgimento del serving; praticamente, attorcigliando la corda le spire del serving si devono serrare, altrimenti si smembrerà in poco tempo.
La misura del brace è tipica di ogni arco e in genere viene indicata dal fabbricante; indicativamente, per la maggior parte degli archi ricurvi tradizionali il corretto brace è tra 7,1/2" e 9,1/2" mentre per i Longbow è 6 1/2".
Chi vuole essere più raffinato e studiarsi da solo il brace più adeguato all'abbinamento arco/stile di tiro, deve sapere che diminuendo troppo il brace si otterrà un aumento della resa ma anche delle vibrazioni e di instabilità.
Considerando che la precisione è sempre più importante della velocità, consiglio a chi vuole trovare il miglior compromesso di aumentare il brace fino a 1/2" in più di quanto consigliato e tirare alcune serie di frecce, avvicinando ogni volta la corda all'arco di circa 1/8"; ad un certo punto si avvertirà un drastico calo della stabilità, accompagnato dall'aumento del rumore. Facendo un passo indietro otterremo il brace ottimale.
Il punto di incocco

L'incocco sulla corda dovrebbe essere, usando il sistema tappetino più alto del normale, circa 2/8 e 1/2 di pollice sopra i 90 per i ricurvi e addirittura da 3& 1/2 a 4 ottavi per i Longbow (le apposite squadrette vi aiuteranno a controllare che non si sia spostato ed a riprodurlo sulle nuove corde).
Per realizzare dei punti di incocco più eleganti e leggeri di quelli in metallo si può procedere nel modo seguente.
Bagnate di colla la parte di serving interessata; prendete un pezzetto di dacron, possibilmente di colore diverso dal serving e pulitelo dalla cera (una vecchia corda andrà benissimo).
Fate un nodo semplice tirando molto i capi, poi un altro nodo dalla parte opposta ed un altro ancora dalla stessa parte del primo,sempre tirando molto i capi del filo.
Ora, senza raddoppiare l'ultimo nodo,tagliate il filo a qualche millimetro dal nodo con delle nforbici affilate e date fuoco ai due capi per bloccarli.
L'allungo
E' molto importante conoscere il proprio allungo al fine di poter immaginare quale potenza effettiva avrà un'arco misurato ai classici 28" e per poter avere informazioni utili nel progettare le frecce ottimali. L'operazione è tanto utile quanto difficile, o almeno così sembrerebbe, a giudicare da quanti cadono in clamorosi errori nel valutare il proprio allungo.
Nella considerevole quantità di persone con cui sono venuto a parlare di faccende d'archi, il fatto che mi ha sempre più stupito è la tendenza a vantare un' allungo "superiore". Un altissimo numero di arcieri è convinto di allungare 2 o 3 pollici più di quanto allunghi realmente.
Non è certo questa la sede per scomodare il dottor Freud cercando una spiegazione, vi basti sapere che la posizione tipica del TIRO ISTINTIVO causa allunghi inferiori a quelli considerati nelle tabelle AMO e relativi allo stile libero.
Personalmente sono alto 1,85 m. e sono convinto che il mio allungo, di 25" con il long bow e 26 e 1/2" con il ricurvo, non rappresenti un'handicap per le mie capacità arcieristiche.
Penso che la confusione a riguardo sia causata soprattutto dalla errata abitudine di misurare il proprio allungo tendendo un'arco senza tirare realmente la freccia o, addirittura, usando quegli appositi archetti con freccia graduata che si vedono in mano ad istruttori improvvisati.
La realtà è che l'allungo può, volontariamente, oscillare anche di 4 o 5 pollici, ma il solo allungo che ci interessa è quello che utilizzeremo nel tiro effettivo, non quello che ci piacerebbe avere.
Il miglior metodo per conoscere il nostro VERO allungo, è di chiedere a qualcuno di spiarci quando tiriamo spensieratamente, controllando di quanto sporge la freccia.
Concludo con una considerazione, spero, utile: un'allungo "corto" consente, a parità di libbre effettive, di usare frecce più corte e leggere, mentre chi allunga molto è destinato ad usare freccie più pesanti.
L'occhio dominante

La prima cosa da accertare è se siete destri o mancini; non ridete...non è così semplice! I mancini sono molti di più di quanto si creda, ma molti di essi sono stati obbligati da piccoli ad usare la destra ed ora, da adulti, credono di essere destri anche se in realtà restano mancini sotto molteplici aspetti.
Ad esempio, se eravate mancini, una cosa che non sono certo riusciti a cambiarvi è l'occhio dominante, l'occhio, cioè, i cui segnali vengono ritenuti predominanti dal nostro cervello nell'analisi dello spazio.
Altri invece sono veri destri di mano ma, comunque mancini di occhio, in questo caso si parla di LATERALITA' INCROCIATE.
Per costruire correttamente il tiro istintivo è necessario che la cocca venga agganciata sotto l'occhio dominante (tutti e due gli occhi aperti). Facendo diversamente avremo un grosso handicap che ci accompagnerà per sempre e non ci permetterà di esprimere completamente le nostre capacità.
Se siete principianti non sarà un gran problema cominciare subito con la mano giusta, se siete arcieri già da un po' di tempo potrà risultare un trauma invertire il vostro stile di tiro e cambiare arco, ma dopo pochi mesi i vostri risultati miglioreranno sensibilmente.
Come riconoscere il proprio occhio dominante: scegliete un punto qualsiasi e, tenendo le mani tese incrociate davanti a voi in modo da formare un buco, puntate quel punto attraverso il buco con tutti e due gli occhi aperti; istintivamente userete l'occhio dominante per vedere l'oggetto e chiudendo alternativamente gli occhi, senza spostarvi, potrete scoprire qual'è.
Nota: le informazioni pubblicate in questo articolo sono tratte da: http://www.e-archery.it/
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